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La revoca del trasferimento del dipendente ai sensi della L. 104/1992

Diritto del lavoratore a scegliere la sede di lavoro più vicina al domicilio della persona da assistere ai sensi dell’art. 33, comma 5 della L. 5.2.1992 n. 104. La revoca del trasferimento da parte del datore di lavoro. Un caso al vaglio del Tribunale di Taranto

L’art. 33 della L. 104/1992 stabilisce che il lavoratore che assiste persona con handicap in situazione di gravità “ha diritto a scegliere ove possibile, la sede di lavoro più vicina al domicilio della persona da assistere e non può essere trasferito senza il suo consenso ad altra sede”.
Per la Corte costituzionale (sentenza n. 246 del 1997), la garanzia della vicinanza del luogo di lavoro rispetto alla residenza è strumento che agevola la tutela dell'integrità fisica del disabile e, quindi, ha la sua base negli artt. 4, 32 e 38 Cost.
Il lavoratore che assiste un familiare con disabilità grave ha diritto non solo alla scelta della sede di lavoro più vicina al domicilio della persona da assistere, ove possibile, ma anche a non essere trasferito da un luogo di lavoro ad altro senza il suo consenso, a meno che il datore di lavoro non dimostri particolari esigenze tecnico-organizzative non altrimenti soddisfabili (Cass. civ. Sez. lavoro, 12/10/2017, n. 24015).

Il Consenso del lavoratore al trasferimento

Il lavoratore, una volta collocato presso la sede più vicina al disabile nei confronti del quale presta assistenza “non può essere trasferito senza il suo consenso ad altra sede “.
Sul tema la giurisprudenza della cassazione si è pronunciata diverse volte stabilendo che:
“Il trasferimento del lavoratore legittima il rifiuto del dipendente che ha diritto alla tutela di cui all’art. 33 c. 5 della L. n. 104 del 1992 di assumere servizio nella sede diversa cui sia stato destinato ove il trasferimento sia idoneo a pregiudicare gli interessi di assistenza familiare del dipendente e ove il datore di lavoro non provi che il trasferimento è stato disposto per effettive ragioni tecniche, organizzative e produttive insuscettibili di essere diversamente soddisfatte” (Cass. Civ., sez. lav., 24015 del 12 ottobre 2017).
Pertanto l’onere di provare la sussistenza delle ragioni organizzative, tecniche e produttive che ostino al trasferimento del lavoratore grava sul datore di lavoro.
Rimarcando tali principi il Tribunale di Taranto, Giudice del Lavoro dr G. De Palma, in un giudizio patrocinato dal nostro studio ha accolto il ricorso ex art. 700 c.p.c. di una dipendente del Ministero della Giustizia alla quale era stato revocato il trasferimento prima accordato. Pubblichiamo nel seguito il provvedimento.

 

Scarica il Provvedimento

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